*My blood*

La Maya…l’illusione dei sensi, l’immagine del mondo, il fantasma dell’esistenza a cui tutti annuiscono decisi, come se sapessero bene di cosa si tratta

 

*ME*

I'm the Dream Man

 

*Love and Hate*

*Love* : Faith e la Pillola rossa …
La musica si sente,
la musica non smette mai
My cat is an alien
Il verdetto è Vendetta

 

*Hate* : Sentimento sottovalutato

 

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No hay Orchesta...
no hay banda...
Silencio
 

*Tagboard*

(sito consigliato, Cbox)

 

*Dell'Uomo la Prima Colpa*

Addio, felici campi; addio soggiorno
D'eterna gioia.
Salve, o
Mondo inferno,
Salvete,
Orrori; e tu,profondo
Abisso,
Il tuo novello possessore accogli;
Accogli quei che in petto un'alma serra
Per loco o tempo non mutabil mai.
L'alma in se stessa alberga, e in sé trasforma
Nel ciel l'inferno e nell'inferno il cielo:
Che importa ov'io mi sia, se ognor lo stesso,
E qual deggio, son io? se tutto io sono,
Fuorchè minor di lui che il fulmin solo
Fe' più grande di me?
Liberi almeno,
Qui liberi sarem: questo soggiorno
Egli non fece onde lo invidii, e quindi
Sbandirci non vorrà: regnar sicuri
Qui noi possiamo, e, al parer mio, quaggiuso
Anco è bello il regnar; sì, miglior sempre
Che in ciel servaggio, è nell'inferno un regno.

 

*Il Dalì Interiore*

io credo che il momento sarà vicino quando,
attraverso una procedure di attivo pensiero paranoico,
sarà possibile sistematizzare la confusione
e contribuire a gettare un totale discredito sul mondo della realtà.
...................
Si dice che quando una persona guarda le stelle
è come se volesse ritrovare la propria dimensione dispersa nell'universo.
....................
Ogni mattina quando mi sveglio mi specchio,
provo un'irresistibile gioia nell'essere me stesso.

 

*Non Esiste*

...l'Impossibile...il Matrix...

 

*My Books and My Films*

V per Vendetta...Matrix...Pulp Fiction...Mullholland drive

 

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Sovvertire le masse

Avvampare le ostilità

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Semidecomposto in sabato, 06 giugno 2009

Verso le 15:42  

 


GuitarGirl

Bad Things
Quello che mi successe fu davvero sogno.
Ma cos’è un sogno?
È una specie di film, impalpabile come la più astuta delle filigrane… che scorre e passa lì, dentro il tuo planetario… solo che tu sei dentro e ne fai parte.
Era un periodo il mio, iniziava con palpebre alzate e finiva con le palpebre chiuse. Sapevo lo stretto necessario, ossia che il rock era morto, che il mondo andava a malapena e che quel tanto agognato qualcosa ancora non mi si era manifestato.
Comminavo verso l’ufficio, ero il solito pedone consumistico afflitto di sempre, un velo da tristezza anni ottanta stile Cure avanti agli occhi a mediare sguardi. Fino a che una mattina avvertii una voce frusciare nel pozzo delle orecchie.
“Oggi si cambia.”
Voce senza filo d’Arianna.
Era ora… pensai nel silenzio della cucina ornata a festa per i convenevoli della solitaria colazione.
Meditavo di accogliere il cambio con una verve degna e aumentai in modo smodato la profumazione ai lati delle orecchie e nel sorriso della ruga nel collo.
Speravo nel compimento del mio destino.
Uscivo per andare in ufficio appunto e mentre la forza dell’indignazione giocherellava con le chiavi della porta di casa, mi accorsi di essere fuori.
Sia in senso fisico che meta…
“I wanna do bad things with you. When you came in the air went out.”
 
Una musica. E una voce. Lì!  Nella mia testa. A fare da sfondo.
Mica male per un principio di esaurimento.
Fantastico.. ogni passo batteva il tempo di una batteria e non era male.
Il rapimento era sbilenco e di colore indefinito, la mia testa era appesa nell’ascolto e il corridoio che portava alla porta era stranamente luminoso… di fuori la situazione cambiava. Gli spazi ampi rendevano degne le vibrazioni degli accordi e la voce era di un disarmante quanto mai allarmante.
Immagina di aprire la porta del tuo palazzo e fuori è audio woodstock.
Fosse che Dio, stanca e tediata avesse deciso, così damblè senza trucco e prevendita di esibirsi gratuitamente in un osceno blues…

“ I'm the kind to sit up in his room.
Heart sick an' eyes filled up with blue.”

La gente sorrideva impaurita e per strada un silenzio si era fatto largo sgomitando e solleticando pazzia e affini. La musica procedeva il ritmico imprimere. Molti guardavano in tondo cercando colpevoli, altri battevano la testa con le mani cercando di far uscire la musica da dentro.
Spettacolo non da poco.
Io camminavo e l’esistenza non era mai stata così abbellita. Sarà forse che adoravo in senso assoluto i fuori programma e gli imprevisti.
 L’ufficio era vicino… troppo. Ballare…
Il primo giorno andò così.
Una sola canzone… lunga quel tanto da impazzire e considerare il senno cosa da pochi argonauti. Il mondo dimenticò il resto. Edizioni straordinarie di tg e blog e messaggi… la song era stata avvertita da tutti, sia nelle teste che di fuori. All’aria aperta… la musica era di tutti e quella era inedita.
La seconda apparizione fu simile alla stessa. Ore sette del mattino… messaggio preparatorio “ Oggi si cambia!”
Ore sette e quaranta… inizio concerto… la song era la stessa tranne che più passionale nel momento del solo e a dirla tutta Dio suonava da sballo, la sapeva lunga la piccola con quelle mani.
Sgomento.
Il terzo giorno aggiunta di cori ed effetti alla voce. In principio era il verbo… e la voce del verbo era… difficile da smembrare e catalogare in etichette. Di certo non assomigliava a nessuno sentito… no maschio. Era una certezza per quelli come me che sentivano che Dio era femmina.
A metà del quarto giorno, inaspettato partì un reprise… tacco e punta stile blues primordiale spaccarono l’aria fino agli stomaci in sussulto.
La song era una modifica, una rivisitazione straziata e sofferta.
La voce rocka.
 In strada erano tutti leggermente indignati dal dominio dell’audio sul video, di Lei nemmeno l’ombra. I nasi erano all’insù. Molti avevano preso a ballare al vibrare di quelle note e il ballo era coinvolgente, una voo doo dance con salti e grida, per le strade volteggiavano nel traffico inesistente moltitudini di anime.
 

But before the night is through, I wanna do bad things with you.
I wanna do real bad things with you.
 
Il quinto giorno fu una session imperdibile, coercitiva… un preludio da Dio a noi, con archi e ottoni, viole e flauti… chissà poi perché Dio avesse scelto la lingua inglese era magari uno dei misteri di Fatima… alzò l’attesa e quando partì l’inciso tutto il mondo alzò le mani in segno di grande sollievo nel riconoscimento della song. Dio c’è e suona!
E fu lì che mi venne l’idea. E se mi venne forse tuttora credo che sia stata Lei a darmela. Salii con la vecchia telecaster avana di mio padre sulla cima del grattacielo davanti al mio.
Per non perdere nemmeno una nota andai lì la sera prima.
“Oggi si cambia!”
La voce mi destò dal mio freddo riposare. Sotto… il mondo ai piedi ed era così simile ad un formicaio… guardai nel cielo aperto dalle luci del mattino e notai grandi elicotteri batterlo in ricerca.
Cercavano Lei.
Avevo il meglio vestito rock, lo stivale blues e il cappello jazz e l’occhiale glam… il microfono era quello di Elvis, partì una luce a fascio che dall’elicottero intimava su di me. Uno, poi due infine troppi insetti in cielo che quando partì il preludio sobbalzarono leggermente. Ero in diretta! Mega schermi ritraevano il mio essere, così fasullo e allo stesso tempo libero dall’originale.
Sesto giorno, ore sette e quaranta. Ultima apparizione.
Partì la musica e il mio trattenuto ballo sgorgò tra lacrime e stupore di formiche… Lei aveva deciso di mandare ancora una sua scintilla e questa volta aveva scelto la figlia… la secondogenita sottoforma di messia multimediale. La voce uscì davvero da me e mi riscoprii femmina… i capelli svolazzavano nel vento e le mani affusolate stringavano corde e la mia anima. Assolo… La figlia suonava come la Madre e sapeva di talento… la song era un successo miracoloso e del messaggio passava la passione della grinta, e quel sacro paonazzo ardore aveva scacciato lontano il pulviscolo delle emozioni malsane e aveva acceso di rosso scarlatto la vampa delle impressioni perse. E in qualche istante speciale un brivido dipinse la smorfia dello sdegno, e uno schiocco alle emozioni riscaldò dal freddo tutte le anime assopite.
Purificazione gratuita, lavagna cancellata, la musica si sente, la musica non finisce mai.
Ultima apparizione.
 “I don't know what you've done to me,
But I know this much is true
I wanna do bad things with you.
I wanna do real bad things with you.”

Settimo giorno.
Riposo.
 sina600span
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Estrapolato dall'epicentro dell'anima di [devilman767]

Scritti in [storie, droghe, illusione, realtà]

I miei [commenti ]

 

 

Semidecomposto in venerdì, 22 maggio 2009

Verso le 13:02  

 


E si alza un po' di polvere strisciando fino a qui
non c'è il deserto a mordere che ci disse ti amo si
valigia nella mano panni sporchi ed umidi
dal sapore inconfondibile di chi è vissuto qui
E si alza un po' di polvere che si vede anche così
non si può per sempre correre se ti va tu butta giù
l'importante adesso è vivere come quando non lo so
ho bisogno di cambiare anche quello che non ho
E cambiano le regole la vita è tutta qui
che se dentro non vuoi crescere non si resta liberi
non c'è tempo per rincorrere quando passa scappa via
che ti lascia un po' di lividi e di sbagli io ne ho
E si alza un po' di polvere con la forza di chi ha
nelle gambe grinta a vendere per ballare finchè va
e non è per niente facile aspettare e dire si
non c'è il deserto a mordere che ci dissetiamo qui

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Estrapolato dall'epicentro dell'anima di [devilman767]

Scritti in [musica, storie, uomo, droghe]

I miei [commenti ]

 

 

Semidecomposto in venerdì, 19 dicembre 2008

Verso le 14:31  

 


  Mobscene
Come è la storia?
Te la racconto io… è la storia di uno che attraversa un ponte, uno di quelli tibetani, fatti di corde e sussulti e inevitabilmente con tanto di abisso sotto. E forse pure con i coccodrilli famelici e fate focomeliche che ridono dalle sponde.
 E questo tipo arriva ai suoi cento passi, che poi non è altro che il centro del ponte dove si balla veramente e dove hai paura, e lui, puntualmente con una dedizione certosina prende una mazzata… e casca. . Come un colpo di ariete d’assedio e giu… tutti giù per terra…
E muore.
E i coccodrilli se lo mangiano
E muore
E le fate sogghignano e sussurrano..." ..non sai perchè lo hai chiesto?!"
Eccolo impavido e sicuramente immemore di altre mazzate di luce…  forse avrà la memory card guasta…o forse il problema dell'uomo è proprio l'indifferenza.... ma chissenefrega.
Attenzione... stavolta amici miei lui non casca… e un passo in più… e prima o poi finiranno e prima o poi l’altra sponda tanto agognata mostrerà la fine.
Forse…
Sabato sera, parcheggi ed entri, sorridi, sai di essere speciale super sonic man a Roma e facciamolo questo benedetto passo che poi con due bottiglie in mano di vino vedrai che viene meglio.
Lo so fai così perchè non vuoi morire senza cicatrici.
Rullino le trombe e squillino i tamburi… la porta.
Sei davanti alla porta di casa.
Sua.
Inizi ad amarla questa cazzo di entrata… con le dita costruisci il tuo miglior sorriso e premi l’interruttore della luce dentro e i tuoi occhi si accendono, mentre installi l’atteggiamento del bello e dannato. Dowload completato… Allora confermi e suoni il campanello.
O dio! Odi vederla così attraente tanto che per disprezzo la baci subito e la stringi.
Entri ti spogli e la musica scorre, il vino nel frigo, il fumo nell’aria e l’odore della pelle nei polmoni.. sorridi, sai che sei speciale.
Ti si racconta, meticolosamente attento ascolti e archivi dettagli e atteggiamenti, e continui ad odiarla proprio perché la desideri così tanto e non solo te ma anche il corpo che se ne frega dell’imbarazzo... ma da tanto.
Odi quando se ne accorge e sorride. Sa che sei speciale…
"Da piccolo sono caduto nella pozione di Panoramix!" ogni scusa è buona vanità.
Sputi fuori aria e a volte fatichi a realizzare che è da lei che hai imparato a fare un passo in più e sostenere la paura e il vuoto.
La guardi bene e somiglia sempre più ad un coccodrillo, mentre cucina carne al sangue sorseggia vino e ti stampa bacetti sul collo e la faccia.
Ci bevi sopra, la tocchi e la stringi e parlate così tanto che davvero credi che l’imbarazzo ti scoppi stasera.
 
Poi è la volta del riakkiappo moment sul suo letto comodissimo… stanza tutta incensi e candele… l’ultima volta è stata tragedia e delirio…  litigata e abbandono....e su! Ti costringi.. e facciamo questo passo…. Continuate a parlare e la cosa si fa intrigante e dolorosa di rigidità.
Inizia il coro delle voci… saltale addosso alle donne piace così, spogliati un po’ e seducila… mordi e strazia, ballaci e stringi i polsi, corri sulle labbra e la pelle.. insomma cose così!
Le voci… in principio era il verbo.. le voci hanno sempre ragione.
La ragione soccombe all'istinto. Dai tempi del caro mela.
Tuttavia le ignori.. ami non prestare attenzione a quello che andrebbe fatto.
Film ed erba nell’aria e tra le vostre mani che non sono più in contatto ma in simbiosi. I continenti alla deriva si avvicinano e alle estremità non serve nessun ponte..
Tuttavia aspetti.
Sorridi, sai di essere speciale… un rimanda piaceri.
Come non sapete cos’è un rimanda piaceri?
Come si fa?
Si continua a rimandare ogni singolo momento di aggancio,di contatto e di struscio e sguardo fino all’istante di non ritorno.
Fino al momento del totale non controllo.
La stanza è grande, parquette a terra per i piedi nudi. Musica... la musica non smette mai, la musica si sente.
Ti alzi nella forma migliore golden globe e le porgi un inchino e la mano.
"Balla con me!" lo dici... ma lento e la guardi oltre, ammiri la sua bambina e la sua puttana, onori la sacerdotessa che è in lei e la mangiatrice di tv reality.
Sai che finirà... ma non adesso. hai già annotato la data di scadenza dietro il suo collo. Ma non ancora.
La di lei mano è leggera come se il suo corpo incarnasse la grazia di tutte le femmine del mondo. Femmine, non donne, ma anche animali e piante.
La stringi e i finchi vostri si incastrano nel magico puzzle dell'illusione.
Aspetti un po' prima di guardarla negli occhi. Ammira prima il suo candore di pelle, prendi consapevolezza del contatto, respira il suo alito.
"Buon viaggio." e le baci la bocca con la musica.
E' lenta,  densa ricca di passione... e le fate sghignazzano lontane.
Abbandonati al passo… danza… dimentica, scorda, danza come le farfalle intorno alla luce e sogna di essere come Dio… nemico della morte, amore… a mor tem… del senza morte.
Dimentica, scorda, abbandonati alla danza….
Il ballo finisce, c’è tepore e dolce sogno in due… sorridi sai di essere speciale..
Ultimo bacio, requiem dei sogni d’oro.
Solo labbra, un pezzettino piccolo piccolo di lingua, un morso e poi delirio fino a quando è mattina…ops bacio d'addio.
Sorridi… sai di essere speciale… è solo un passo… che danza.
stop dimentica

 

 

Estrapolato dall'epicentro dell'anima di [devilman767]

Scritti in [illusione]

I miei [commenti (3)]

 

 

Semidecomposto in mercoledì, 17 dicembre 2008

Verso le 10:43  

 


 

 

Dalla strada giunge una musica.
Fisarmonica e  trombone.  È  un sussurro che rimane nell’alito del vento che filtra dalla finestra del corridoio. Proprio davanti alla porta.

Tre dita e il Reverendo silenziano devoti mirando senza tanti convenevoli la chiave che penzola dalla serratura.

Ancora c’è silenzio, ancora l’unico rumore è il fragore del significato dell’emblematica frase graffiata sul legno della porta.
Welcome Hell

“Sei sicuro? A me questa cosa fa venire i brividi.”

“E’ sempre la stessa solfa… fidati. Lavoro sicuro.”

Tre dita si gratta oscenamente il pacco. Lo chiamano così perché alle mani ha solo tre dita. Lui ama dire che è la dannata guerra e una granata gli è saltata in mano in Normandia. Ma non è vero. A volte se è troppo stanco dice Norimberga, ma la verità è che lui la guerra l’ha vista solo alla falegnameria quando si tagliò. Lo chiamano anche sette con un colpo, ma suo cognato, il reverendo ha coniato la versione short.

Adesso quello che questi loschi tipi cercano di fare è…

“Apriamo ed entriamo. Prima cosa da fare è bloccarla  poi si procede da protocollo…”

“Aspetta aspetta… ma chi cazzo ha visto mai una posseduta?”

“ Ne ho viste a cataste di scene così da quando sono sacerdote e…”

“Ma tu non sei più sacerdote! Hai lasciato! Ha ingravidato mia sorella! E questo potr..”

“Cosa centra?! Hai qualcosa in contrario?”

“Solo che se non sei capace quella ci fa un culo tanto e io non ho voglia di..”

“Vuoi o no i presidenti? Trecento cadauno! Io per quella cifra mi faccio anche vescovo e poi… sacerdote si è per sempre!”

“Se lo dici tu..”

“Lo dico eccome! Tieni fatti un goccio.”

“Un sacerdote che ha lasciato che beve picchia alle risse e fa lavori da paranormale?  Altro che trecento presidenti.”

“Le vie del signore sono misteriose.”

“Vabbè tanto non mi convincerai mai, okkey si fa. Ma entri te per primo.” Ammonisce con i suoi tre vermicelli tozzi.

“Certo cuor di leone! Allora controlliamo l’armamentario… acqua santa?”

“Presa. Una litrata.”

“Bibbia e crocefisso?”

“Preso.”

“Immagine di San Michele?”

“Doppia faccia”

“Aglio e paletto di frassino?”

“Ma che cazzo! Mica è un vampiro.”

“E te che ne sai? Altri colleghi sono scappati allo stremo delle paure.”

“Sempre peggio…”

“Vedrai che sarà la solita storia di depressione.”

“Come no… “

Ad un certo punto un boato irrompe dalla stanza dietro la porta. Una musica così alta da lasciar sobbalzare la polvere sopra la tonaca del reverendo.

Personal Jesus rivisitata chitarra e voce profonda Jhonny Cash.

E la porta… delicatamente si apre, come un incestuosa dama svelata dai misteri.

“Su prego, entrate pure.”

Le frequenze così soavi da immaginarle nemmeno aleggiare in aria. La voce di una donna come un profumo, una scia, un filo che a ritroso attira alle labbra.

La donna è così femmina che spiazza i tentativi.

Il Reverendo entra ma la sua bocca è aperta come in attesa della carne e del sangue.

Tre dita è solo la coda del cane che i due formano, un cane festoso una coda felice.

“Siete qui anche voi per gli schiamazzi della notte?” fa la dama e magicamente una tenda svolazza alle sue spalle. La pelle di lei è chiara come la luna nelle notti di plelunio.

Una lingerie rosata, e i capelli lisci in un taglio caschetto farciscono il suo viso allungato e occhi da gatta. Le dita sono tutte e lunghe.

Labbra carnose disegnate, picasso dalì.

“Il diavolo è donna!” afferma tra se il reverendo. Poca enfasi.
“Siamo qui per aiutarti?”

“Aiutare me?”

“Si.. possiamo liberarti dal male. Quello che ti affligge… lasciaci”

“Quello che mi affligge? Davvero pensate di poter abbeverare le mie voglie? Homo sapiens..”

“Abbi fede nel…”

“Nella carne, nel desiderio di questo corpo martoriato dalle necessità. Odori su sapori, pelle su pelle, sudori su umori… penso di impazzire a volte. Ahahha!”

“Lasciati legare.”

“Lasciarvi cosa? Legare? E poi… Recitare noiose nenie e riti senza interesse? Suvvia… due uomini e una donna posso fare cose inimmaginabili..”

La dama sfila verso un angolo buio della stanza. I suoi passi sono leggiadri e scompare e riappare come un fantasma di natali passati. Tiene un calice…

“Martini?” fa lei sorridendo in un angolo.

I due pezzi di carne sono amletici istinti.

“Dio… è la donna più sexy che abbia mai sorseggiato un martini” Tre dita è andato. Deflagrazione, rimpianto di non poter mai stringere tra le dita quei capezzoli che traspirano dalle vesti.

“Noi siamo forti e fedeli nel Cristo e… come faceva?” L’attenzione del Reverendo si fa distratta e sotto gli sguardi divertiti della dama un sorriso nasconde l’imbarazzo.

“Non avete speranza… su.. spogliatevi.”

La porta si chiude. Tre dita nonostante tutto è rapido nell’esecuzione e la sua camicia sventola a terra.

“Io me la faccio!”

Il Reverendo corre a cercar conforto nelle liquide preghiere del suo scotch nella bottiglietta.

Sorride… è certo che Dio un giorno lo perdonerà di tutti i suoi peccati, indiscriminatamente amnistia globale. Come far mancare uno di questa portata.

La dama si scopre e deposita le sue grazie sul letto. A carponi, volta la testa e il caschetto dei capelli è perfetto nella sua lussuria.

“Chi vuole sverginare la mia anima?”

Ebbene si, ha un culetto di quelli da cinebrivido e lo agita. Tre dita è già dietro di lei, ma non ha appigli, respira affanno e spinge.

Il reverendo si è posizionato in fronte vista. Le labbra della dama onorano in modo impeccabile le rigidità di lui.

Ma c’è qualcosa che non va.

Certo i due non vedono null’altro ma i muri stanno sciogliendosi lentamente. Sono dettagli, e nei dettagli l’evento si nasconde.

Lei si gira, e per una mezzora i tre riscrivono le basi della trigonometria tantrica.

Lei viene e gli ansima in viso, lecca i peli della barba e scivola ad assaporare altri sapori.

Si volta ancora e di nuovo.

La borsa delle santità è evaporata. La tenda è rosso sangue e fuori la musica è più frastuono…

La luce si affievolisce…

“Ma cosa?” dice il Reverendo.

Tre dita è perso nelle rotondità della dama. È troppo tardi!

Lei è china inginocchiata ai loro piedi a spingersi i loro uccelli in una bocca decisamente troppo larga.

Il piacere è sublime, vette ispide, orientale.

Loro due ad occhi chiusi. Respiri strozzati… ma qualcosa non va. Ad ogni spinta la pelle della dama è diversa, perde umanità.

E a servizio fatto… quel che resta della dama si alza, ruttando e pulendosi le labbra verdi con la zampa e la lingua biforme.

Nello spasmo del piacere tutto accade immediato.

Chiazze di sangue nel mezzo delle gambe. Poi giunge lo stupore, in una paralisi, e poi ecco immancabile il dolore.

Il pavimento sciolto lascia scendere i due… e dopo colanti sussurri una voce sprezzante ammonisce.

“Eccoli altri due! La mia Eva è grandiosa! Ventitré anime. La virtù del diavolo è nei suoi lombi!”

Eppure anche da quella terra di nessuno, quel malefico limbo una sussurrata melodia inaspettata.

Dalla strada giunge una musica.

 

 bon appetit

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

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Semidecomposto in lunedì, 06 ottobre 2008

Verso le 08:33  

 


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Semidecomposto in venerdì, 05 settembre 2008

Verso le 08:28  

 


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Salve a tutti i passanti! Miei cari affezzionatissimi è possibile annoverare tra i vostri averi la mia l'ultima raccolta inedita.

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Semidecomposto in venerdì, 22 agosto 2008

Verso le 20:04  

 


Tutto questo sparirà! disse lui
E niente è diverso dal solito a parte il fatto che tutto questo sparirà!ups


 

 

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I miei [commenti ]

 

 

Semidecomposto in venerdì, 04 luglio 2008

Verso le 18:23  

 


La stanza di lacrima

Molti mi accusano di misantropia, di eccesso di zelo e perfino di aberrazione.

Tali accuse che punirò al tempo giusto sono infondate.

C’è pure chi dice che io, Asterione, sia uno schiavo!

Devo forse ricordare che non sono io il proprietario di questo stabile?

Non ricordo da quanto queste pareti torturano i sogni miei, ma di certo non le ho innalzate io queste… queste mura. C’è una cosa sola di cui sono certo, la fuori quella finestra brilla il sole e qui dentro io, il grande Asterione.

Forse il sole l’ho inventato io un giorno ma non ne ho memoria, forse io mi sono inventato ma davvero credo sia stupido inventarsi dentro uno spazio così piccolo come le mura sfatte di questa stanza, anzi di questo Motel. Già perché di Motel trattasi, di posto da poco conto dove le stanze sono identiche come in un labirinto e la  gente strilla e rumoreggia e si perde… dove la frase più consueta che conto ogni giorno è “ fermiamoci qui a dormire, tanto è solo per una notte!”

Una sola notte, ecco… ora ne ho memoria, inventai il sole per dare scadenza a questa sola notte.

La gente qui  perlopiù ombre e respiri, e io mi immagino che vengano tutti a farmi visita, ma in verità non passa mai nessuno. Tutti si perdono girando dentro una gabbia più grande.
Forse presto, uno di loro entrerà da quella porta sgualcita e mi salverà. Il mio Salvatore… lo profetizzò un tipo una volta battendo rumorosamente con i pugni dall’altra stanza…. E da quel giorno che avverto una speranza… anche io potrò finalmente uscire… come una volta. Tanto tempo fa lo ricordo appena, sono uscito fuori ma chi stava fuori gridava e piangeva affinché io, tornassi dentro. “È la paura! È la paura che hanno di noi!” Disse mia madre. Poi nemmeno lei tornò e io rimasi chiuso in questa stanza.

E così aspetto il mio Salvatore, che di notte quando tutti gli altri respirano forte e suonano i letti io lo sento. Sento il mio Salvatore che respira!

A volte mi annoio, e così immagino che uno come me mi venga a far visita, e la mia stanza non è più stretta, le mura crollano e aprono immensi giardini, così  io faccio “Prego per di qua!” e mostro quanto è grande il mio castello, e porgo inchini e dico “ Ora entriamo nel palazzo reale!” e di colpo sono re, re di un guscio di noce, ma sempre re e racconto al mio ospite tutta la mia vita che ricordo e tutte le cose strane che ho sentito nel tempo sussurrare dai  muri. E a volte ridiamo, ridiamo a lungo che se è notte tutte le stanze smettono di agitare le anime dentro. E le anime cercano di scappare, ma l’uscita non esiste… “..è la paura!!”

Le anime spariscono, è la paura diceva mia madre e anche il mio ospite lentamente svanisce e della risata si perde anche il suono.

A volte sono triste e penso che per troppo ci sono stati segreti nella mia mente.
Per troppo tempo ci sono state delle cose che avrei dovuto dire nell'oscurità .
Cammino nervosamente davanti alla porta cercando una ragione, cercando il momento, il posto, l'ora che sia comoda al mio Salvatore…. Perché Asterione vuole vivere gettarsi nel mare, osservare un’onda libera riversarsi contro e affondare la paura che ho costruito dentro queste mura…e così… così mi sogno di nuotare e mi getto a terra e il pavimento è liquido, e l’ acqua salata, acqua che si muove intorno a me… e poi so che sono le mie lacrime, le mie emozioni,  l’acqua si muove e cola dal viso mentre io mi addormento, e le stanze smettono di agitare dentro le anime.

Ma sento un rumore, che fosse davvero giunto…lentamente mi sveglio, lentamente mi alzo e mi inginocchio nella notte di fronte alla porta sgualcita del mio castello…e la vedo scricchiolare e aprirsi, la polvere cadere, una lieve luce è prima cosa ad entrare…
“Prego per di qua!” E porgo inchini… che fosse il mio Salvatore… che venga a portarmi in un posto dai diversi colori. Che sogno…mi fermo qui a dormire, tanto è solo per una notte.
Che sogno questa notte.

 

La canna della pistola brilla nella luce del sole, una mano lustra con un panno cancellando le ultime gesta.

“Ci crederesti Arianna…” disse Teseo… “il Minotauro non s’è neppure difeso!”


 

iomuore


 

 

Estrapolato dall'epicentro dell'anima di [devilman767]

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Semidecomposto in martedì, 20 maggio 2008

Verso le 15:58  

 


Susan la cantante

Si dimenava come un serpente sulle braci. La lingua dentro e fuori dava somiglianza. Le gocciole lambivano i contorni tra onde e musica. E quello che stringeva davvero non sembrava un microfono, ma un capro espiatorio maschile da estirpare a morsi.

Susan era al top. Mentre la sera andava al sodo, la gente rapita del locale, le note lanciate a volumi impressionanti… Susan ballava e cantava e gli occhi erano chiusi, le gambe sode e le labbra tumide da troppo white lady…

“Quando mi avvicinerò a te sarà la fine..”

Un blues vecchio come il mondo.

Questa era la sua serata, e lei appetibile gridava che i cristalli tremavano.

Nessuno sapeva, nessuno poteva e ne era in grado… tutti i maschietti e le femmine deviate del locale erano lì per masturbarsi la mente con le sue grazie danzanti, e alcuni lo facevano in modo ostentato sorridendo e sfiorandosi tanta era l’incapacità del controllo, se  mai ne fosse esistito certo…

Inoltre… era il compleanno della nostra donzella… non più carne fresca ma certo davvero una bella manza… quarant’anni voce e passione.

I capelli le cadevano umidi sulle spalle e sui seni giustamente gonfi…

Lo sguardo fisso indefinito, come a guardare tutti e non affascinarsi a nessuno… Susan non ricordava molto, soltanto il senso di libertà nemmeno lontanamente saziato… era strano ma le sembrava fortemente di non essere uscita mai, di aver assistito ai fatti importanti della sua vita dietro una coltre di sbarre di ferro. E ricordava dannatamente bene il sapore ferroso simile a sangue.

Sorrise d’evenienza per lo smalto non proprio accuratamente dipinto sulle unghie.

Ora passiamo al locale…

Immaginatevi se ci riuscite, e so che non è impossibile, immaginatevi questo locale gremito di anime dannate dalla routine, e quindi in un venerdì sera… ecco si, un venerdì sera di quelli giusti…osservate questa gente all’apparenza così banale e il locale non è troppo radical chic, ma è di quelli essenziali nell’arredamento rosso di finta pelle, e se state attenti vedrete anche voi le grinze dei sgabelli testimoniare che nelle sue svariate  forme la vita ha posato il suo culo qui. Bancone del beveraggio lungo a serpente con sorridenti baristi danzanti. I bagni sono…classico dei classici, in fondo a destra.
 Bene… in fondo a ridosso di una parete di specchi alloggia la band… una batteria essenziale, un contrabbasso di legno scuro che le luci strobo infiammano e un amplificatore con chitarra e al centro un microfono rock&roll, grosso e argento.

Ci siete? Ora aggiungete i musicisti e a seguito la musica… perfetto, ben arrivati nel “Limbo del blues”!

Se vi state chiedendo perché i musicisti si guardano Susan increduli è perché lei non è nel gruppo, e forse nemmeno ha mai cantato. Già ma nessuno può saperlo… lei si è presentata all’apertura e camminava gia da brivido. Ha detto che voleva cantare tutta la sera, che conosceva i pezzi, perché chi non conosce il blues non ha mai vissuto veramente e lei lo sapeva.

Se vi chiedete come a fatto a convincere il gestore basta alzare lo sguardo… è quello sorridente ai piani alti, se lo è trascinato al bagno, in fondo a destra.

Susan canta e ricorda soltanto il momento di quella fulgida mattina quando ha aperto gli occhi. Lì per lì non ricordava niente, ma il corpo sa tutto e la mano si ancorava sempre più forte all’amata 44 sotto il cuscino del marito.

Ricorda che le disse “Stupida troietta, lascia il mio ferro!” e riconobbe subito la voce del suo carceriere e le sue gesta, che nel cervello di lei erano forse leggende narrate dal suo ego.

Il sorriso che ha ora, lo tiene su da stamani. Dopo aver sparato, rovistò quella casa senza ricordare sua e trovò  un tessera d’entrata di questo locale…e delle piste colombiane.  Fatte tutte uscì in giro e il mondo andava troppo lento.

Solo un blues di sera attirò la sua attenzione.

Ed eccola Susan canta e si dimena che pare un serpente, la lingua agita e i fianchi saltellano a ritmo delle passioni che ha tenuto troppo imbottigliate.

Quando si volta si vede ancora l’amata 44, infilata nei jeans…

La madama è così dannatamente sexy… e lo sanno tutti, anche i poliziotti che a tempo record  stanno entrando, ma non sono vestiti da lavoro. Se avete fiuto si riconoscono… e fanno domande e sorseggiano bacardi lime e cachaca, ma alla fine si sa come vanno queste storie, la porteranno via, ma non prima dell’ultimo pezzo…

Susan canta ed è una bellezza vederla agitata e viva, ma lei è così quando esce, passione cruda, istinto puro, solo blues.

Sentite come grida… un po’ mi spiace.

Se vi chiedete chi sono io, adesso posso pure dirvelo… sono il povero diavolo che si è scordato di darle le medicine… due giorni, forse tre, ma anche io ho le mie cose, il lavoro alla centrale e tutte le rogne…l’ho tenuta a bada cinque anni mica un giorno, può capitare di fare errori… personalità multiple… però a dirla tutta pensavo che mi avrebbe fregato Susan la chirurga e non Susan la cantante blues, che poi si sa è la musica degli schiavi.

Pazienza… adesso godiamoci l’ultimo pezzo.

BeBlues

 


 

 

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Semidecomposto in mercoledì, 14 maggio 2008

Verso le 10:54  

 


Una volta pensavo che essere umano fosse la più grande aspirazione per l'uomo, ma oggi mi vanto di affermare che io non ho niente a che fare con la cigolante macchina umana.
Io appartengo alla terra...

April_


 

 

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